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La chiesa

Sant'Orsola

a Vairano Patenora

La Chiesa di S. Orsola probabilmente fu fondata da Orsolina De Ioli contessa di Satriano e baronessa di Vairano tra il 1382 e il 1392. Era una Chiesetta adatta allora solo per gli abitanti di via Greci e per i Confratelli della medesima Confraternita.Ma di questa Chiesetta attualmente non esiste traccia. Tutti i Vescovi della Diocesi di Teano nelle loro Visite pastorali si occupano ampiamente della Chiesa, della Confraternita e dell'Ospedale di S. Orsola.Si parla della Visita di Mons.Muzio De Rosis del 2 giugno 1647 dove si dice che la suddetta Chiesa abbia avuto in origine Tre Altari: 1)L'altare maggiore in cui è eretta la Confraternita del Sacco sotto il titolo di S. Orsola e due altari laterali. 2) L'altare di Maria SS.del Monte Carmelo nella Cappella a destra dell'altare maggiore. 3) Il terzo altare si trovava all'ingresso della porta principale sulla destra. La chiesa è stata lungo i secoli piuttosto abbandonata, ha conosciuto un primo restauro dopo la seconda guerra mondiale nel 1948. Restaurata nel 1954 da Don Belisario Di Nocera e riaperta al culto da S.Ecc.Mons. Matteo Guido Sperandeo è stata completamente rifatta all'interno dal Parroco Don Pasquale De Robbio che ha provveduto con il concorso del popolo alla ricostruzione dell'abside, della cappella del SS.Sacramento,della cripta, delle nuove nicchie di S. Orsola,dell'Immacolata e di S.Rita.Sull'altare maggiore è stato collocato un dipinto che raffigura la deposizione di Gesù dalla croce,fatto restaurare dal Parroco D. Pasquale De Robbio. Oggi non è più una chiesetta di campagna ma una Chiesa accogliente e ben conservata,che è al centro del paese ed è la più frequentata dai fedeli.

Storia della Santa
Una "Passio" del X secolo narra di una giovane d'eccezionale bellezza, Orsola, figlia di un sovrano bretone, che si era segretamente consacrata a Dio ma che fu chiesta in sposa dal principe pagano Ereo. Il rifiuto da parte della vergine avrebbe scatenato una guerra ed anche per questo, consigliata da unangelo nel corso di una visione avuta in sogno, chiese di poter rimandare la decisione di tre anni, per meglio comprendere la volontà del Signore e nella speranza che il promesso sposo si convertisse al cristianesimo e cambiasse idea. Allo scadere del tempo stabilito, ancora esortata da un messaggero divino, Orsola prese il mare con undicimila compagne e, secondo alcune versioni, anche con il promesso sposo. Attraversò il tratto fra l'Inghilterra ed il continente su una flotta di undici navi, poi, sospinta anche da una tempesta, risalì il corso del Reno fino a Colonia e successivamente a Basilea, inSvizzera, da dove proseguì a piedi, in devoto e variopinto pellegrinaggio, fino a Roma.
Probabilmente valicò il Gran San Bernardo e seguitò poi per AostaIvrea e Vercelli sulla Via Francigena, l'itinerario che da Canterbury portava a Roma, una via maestra percorsa in passato da migliaia di pellegrini in viaggio verso la capitale della cristianità. Ma, ipotesi suggestiva e nient'affatto inverosimile, avrebbe anche potuto optare per una deviazione verso Chambery e di qui, attraverso il Colle del Moncenisio, giungere più agevolmente nella Val di Susa per poi proseguire in direzione di Asti, transitando addirittura per Poirino.
Comunque sia, a Roma Orsola e le sue compagne furono accolte da papa Ciriaco, personaggio sconosciuto alla storia. Successivamente, di ritorno in patria per la stessa via, transitò per Colonia, che nel frattempo era stata conquistata da Attila: qui le undicimila vergini, esortate da Orsola alla fermezza, furono subito trucidate dalla furia dei barbari in un solo giorno, mentre il famigerato re unno, invaghito dalla sua bellezza, risparmiò Orsola, che chiese anch'egli in sposa, promettendole salva la vita. Al suo rifiuto la fece però uccidere a colpi di freccia, e con lei, secondo una tarda versione, fu ucciso pure papa Ciriaco, che l'aveva seguita nel suo viaggio.

Dati Storici
All'origine di questa leggenda c'è il dato storico di alcune reliquie rinvenute in una chiesa di Colonia, accompagnate da un'antica iscrizione in cui un certoClematius affermava di aver voluto costruire un edificio sacro sul luogo dove alcune vergini erano state uccise per la loro fede, un martirio avvenuto probabilmente sotto Diocleziano. L'iscrizione riporta i nomi di alcune di queste antiche martiri (AureliaCordolaCuneraPinnosaCunegonda e Odialia diBritannia), tra cui anche quello di Orsola.
La leggenda delle undicimila vergini, invece, ebbe forse origine da un errore di lettura per un piccolo segno sul numero romano XI che quantificava l'età della giovane martire o, più probabilmente, del nome di una compagna di Orsola, Undecimilla, interpretato come Undecim Milia. È infine possibile che in questa leggenda ci sia un lontano ricordo di un mito pagano relativo alla dea Freyja che, col nome di Horsel od Ursel, accoglieva nell'al di là le fanciulle defunte.

Il culto
La leggenda di sant'Orsola e delle undicimila vergini, per secoli amata e ripetuta, ha avuto una straordinaria diffusione nel Medioevo ed ha ispirato numerose composizioni letterarie e opere d'arte, fra le quali, celeberrime, quella di Hans Memling a Bruges ed il ciclo pittorico di Vittore Carpaccio, conservato nelle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Orsola, il cui nome deriva dal latino Ursula e, diminutivo di orsa, significa forte, fu venerata in tutta Europa, e già dall'VIII secolo si hanno notizie del culto delle undicimila vergini. Orsola divenne la protettrice degli educatori e delle università, dei mercanti di tessuti e dei bambini malati.
Fra il 1200 e il 1500 si diffusero alcune confraternite chiamate navicelle di sant'Orsola, fra le quali, probabilmente, il primo nucleo di quella che sarà la Misericordia di Pisa. Gli adepti si impegnavano a compiere opere buone, partecipavano a messe e preghiere, nella speranza di compiere felicemente, con questi meriti e con la protezione di sant'Orsola, il viaggio verso il Paradiso. Nel 1535 Angela Merici fondò a Brescia l'ordine delle Orsoline, che si dedicò all'istruzione delle fanciulle: per questo è considerata patrona delle maestre.
Si festeggia il 21 ottobre ed è stata la prima patrona della Misericordia di Pisa.

Iconografia
Nell'arte, Orsola è rappresentata in vari momenti della sua vita: il sogno, l'incontro con papa Ciriaco, il viaggio, il martirio. È rappresentata come una principessa, in abiti regali, generalmente con la corona in testa; tra i suoi attributi, la palma del martirio, la freccia che la uccise, un vessillo bianco con croce rossa, come segno di vittoria sulla morte per mezzo del martirio, una barca. Spesso è anche raffigurata secondo lo schema di Maria madre di misericordia: sotto la protezione dell'ampio mantello aperto compaiono dapprima le sue compagne, poi altri personaggi della leggenda, e, infine, anche i membri delle confraternite.
Un'insolita raffigurazione di sant'Orsola nei suoi panni di intercessore si trova a Pisa presso il Museo Nazionale di San Matteo: si tratta di un dipinto su tavola di scuola pisana del 1375 in cui sant'Orsola, la corona sul capo e il vessillo del Popolo di Pisa nella mano sinistra, porge la destra a una personificazione della città (riconoscibile dall'abito, trapunto dell'aquila imperiale) aiutandola ad emergere dalle acque, chiaro riferimento a un'inondazione dell'Arno, di cui la santa avrebbe scongiurato o riparato i danni.
La Misericordia di Pisa possiede quattro raffigurazioni di sant'Orsola: una è una statua lignea che la rappresenta in atteggiamento di preghiera, con la corona in testa e la palma in mano. Un'altra è una tela tardo seicentesca che la rappresenta a mezzo busto con la corona in testa, con il vessillo con la croce ed una freccia che le trafigge la gola. Vi è poi una raffigurazione su ardesia, di epoca incerta, che la rappresenta secondo lo schema di Maria madre di misericordia: sotto un mantello aperto trovano riparo le compagne martiri. Infine, la Misericordia di Pisa possiede un piccolo quadretto seicentesco con la raffigurazione del volto della santa con la corona, il vessillo e la freccia nel collo.
Vigo di Cadore, nella chiesetta a lei dedicata, si può ammirare un ciclo di pitture murali ben conservato della metà del 1300 ed una sua reliquia (frammento osseo) proveniente da Colonia.



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